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La nuova legge 2025 sulla partecipazione dei lavoratori

15/05/2025

E’ stata approvata in via definitiva dal Senato (A.S. n. 1407 del 14 maggio 2025) la nuova legge riguardante la partecipazione dei lavoratori alla gestione, all'organizzazione, ai profitti e ai risultati delle aziende, dando concreta attuazione all’art. 46 della Costituzione. La norma nasce da un’iniziativa popolare sostenuta dalla CISL e si inserisce nel solco del diritto europeo, pur mantenendo una struttura facoltativa e negoziata.

La legge non impone obblighi generalizzati, ma abilita le imprese e le rappresentanze dei lavoratori a introdurre strumenti partecipativi tramite accordi collettivi aziendali. Il legislatore ha quindi optato per un modello flessibile, capace di adattarsi alle specificità settoriali e dimensionali, lasciando alle parti sociali l’onere e l’opportunità di strutturare percorsi condivisi.

 

Le forme di partecipazione previste sono quattro:

1. Partecipazione gestionale

Attraverso modifiche statutarie e contrattazione collettiva, le imprese potranno consentire ai lavoratori di accedere agli organi societari, come CdA o Consigli di Sorveglianza (per le società con governance duale). I rappresentanti dei lavoratori dovranno possedere requisiti di professionalità, e non avranno funzioni sindacali, ma gestionali.

 

2. Partecipazione economico-finanziaria

Due le misure principali:

Profit sharing: se almeno il 10% dell’utile netto è distribuito ai dipendenti, è prevista un’imposta sostitutiva al 5% (fino a 5.000 euro annui).
Azionariato diffuso: le imprese possono attribuire azioni ai lavoratori, anche in sostituzione di premi di risultato. I dividendi percepiti nel 2025 su queste azioni godranno di una esenzione del 50% fino a 1.500 euro annui.


3. Partecipazione organizzativa

La norma promuove la costituzione di commissioni paritetiche aziendali con funzione propositiva su organizzazione del lavoro, welfare, innovazione e inclusione. Anche le PMI possono attivare queste forme, con il supporto degli enti bilaterali.

 

4. Partecipazione consultiva

In caso di decisioni strategiche che impattano sull’organizzazione del lavoro, le imprese devono attivare una consultazione preventiva strutturata con le rappresentanze dei lavoratori. Il confronto ha tempi certi ed è verbalizzato. È previsto anche un organo di composizione delle controversie presso il CNEL.

 

Le aziende interessate ad attivare questi strumenti devono:

  • Rivedere lo statuto societario, in caso di accesso dei lavoratori agli organi di governance.
  • Definire accordi aziendali con le RSU/RSA per disciplinare modalità, criteri e strumenti della partecipazione.
  • Formare i rappresentanti dei lavoratori coinvolti, con almeno 10 ore annue di aggiornamento finanziabili tramite fondi interprofessionali o enti bilaterali.

 

Oltre al vantaggio fiscale, i benefici attesi includono:

  • Maggiore condivisione degli obiettivi aziendali;
  • Riduzione della conflittualità sindacale;
  • Maggiore capacità di innovazione organizzativa;
  • Fidelizzazione e coinvolgimento del personale.


La riforma 2025 non impone, ma offre un’opportunità strategica: costruire relazioni industriali più mature e un modello di impresa orientato alla sostenibilità sociale, economica e organizzativa. Per le imprese, si tratta di valutare con attenzione gli strumenti attivabili, anche in chiave di vantaggio competitivo e reputazionale.

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